
Il film Parasite, del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ha trionfato agli Oscar 2020, tra i premi ricevuti quello di miglior film e migliore regia.
Parasite grazie agli Oscar ricevuti è diventato il primo film in lingua straniera a vincere il premio più importante, inoltre ha vinto come miglior film internazionale e miglior sceneggiatura originale. Durante la diretta realizzata da Sky per seguire l’evento del cinema internazionale più importante al mondo si è evidenziato il fatto che nella colonna sonora fosse presente un brano di Gianni Morandi, In ginocchio da te. Il brano fa da sottofondo musicale a una delle scene clou del film, la più violenta.
Cosa c’entra la canzone di Gianni Morandi con il film – Parasite?

Una spiegazione la fornisce direttamente il regista Bong Joon-ho, dicendo che suo padre era un amante della musica italiana. Da giovane oltre a sentire la canzone nei dischi in possesso da suo genitore, ha visto da anche il film In ginocchio da te, realizzato nel 1964 e diretto da Ettore Maria Fizzarotti, che si ispira all’omonimo brano di Gianni Morandi, il quale è interprete del personaggio protagonista. Il Regista ha dichiarato che per la scena piuttosto violenta, cercava un brano rilassante, qualcosa che ricordasse il sole del Mediterraneo, e quindi che fosse in netto contrasto con la aggressività delle immagini.
L’esperimento non è nuovo.

Nel film – Non Si Sevizia Un Paperino – diretto da Lucio Fulci nel 1972, c’è una sequenza molto crudele, dove un personaggio interpretato da Florinda Bolkan, viene massacrata e uccisa sulle note del famoso brano – Quei giorni insieme a te – di Riz Ortolani e Iaia Fiastri, eseguita da Ornella Vanoni.

La sequenza è un cult, una donna accusata di essere una strega viene raggiunta da alcuni uomini che la finiscono colpendola con delle catene, il tutto ha in contrappunto, come traccia musicale, la canzone melodica di Ornella Vanoni su orchestra diretta da Riz Ortolani.
Oltre al famoso brano italiano, nel film si trovano altre similitudini con opere realizzate da registi nostrani.
Il pensiero va al famoso – Brutti, sporchi e cattivi – film del 1976 diretto da Ettore Scola, con Nino Manfredi. L’ambientazione sembra molto diversa, ma i personaggi sono vicini al progetto sudcoreano. Siamo nella periferia di Roma, anni settanta, la trama racconta la vita quotidiana di una famiglia di circa venticinque persone che vive nella povertà di una baraccopoli.
Le citazioni non si fermano qui.
Molti ricorderanno il film Miseria e nobiltà, la divertente commedia interpretata da Toto. Il film fu diretto da Mario Mattoli, nel 1954 e tratto dall’omonima opera teatrale del 1888 di Eduardo Scarpetta. Siamo in pieno Ottocento, Felice e Pasquale, sono due poveracci napoletani, uno fa da scrivano, l’altro è un fotografo. I due devono fingere di essere gli aristocratici parenti del marchese per cui lavorano pur di sbarcare il lunario. Con uno stratagemma si intromettono nella casa di un ricco, ma ignorante, ex cuoco divenuto molto facoltoso avendo ereditato i beni del suo padrone. La trama è divertente ma i contenuti sono molto seri. La metafora racconta di come il ricco ignorante pur di sembrare un altolocato si fida ciecamente dei due cialtroni, travestiti da nobili, facendoli entrare nella sua casa e permettendogli di sfamarsi.
Nel film Parasite, accade qualcosa di molto simile.

Il racconto del film sudcoreano è ambientato a Seul, qui in uno scantinato vive la famiglia Kim, composta dal padre Kim Ki-taek, la madre Chung-sook. Con i genitori vivono nella miseria più totale il figlio Ki-woo e la figlia Ki-jeong.
Nel piccolo e sudicio appartamento seminterrato, il nucleo familiare sopravvive facendo lavori saltuari e mal pagati. Una sera, un amico di Ki-woo, Min-Hyuk, in partenza per andare a studiare all’estero, regala al giovane una roccia della collezione del nonno, la quale dovrebbe portare fortuna al suo compagno. Inoltre gli fornisce una raccomandazione come insegnante d’inglese per le lezioni private della giovane figlia della ricca famiglia Park.
Con un espediente e con la complicità della sorella il ragazzo prepara un falso attestato di partecipazione all’università, poi si reca a casa dei Park spacciandosi per un attraente studente universitario.
A questo punto il film sottolinea la ricchezza della casa di lusso circondata da un bellissimo giardino, in enorme contrapposizione allo scantinato puzzolente dove vive il giovane. Ad accoglierlo Ki-woo, trova una governante che lo introduce alla proprietaria di casa Yeon-kyo Park. La donna è molto ricca e viziata, ma anche un po’ ignorante e stupida. Il giovane fa colpo sulla donna e viene assunto con uno stipendio considerevole. La trama va avanti con degli spunti divertenti, tipici delle commedie noir.

Evitando di entrare nei dettagli, per non rovinare la visione ai potenziali spettatori, grazie ad azioni disoneste ideate con la collaborazione della sorella, riesce a fare licenziare la governante e facendola sostituire senza con sua madre.
La proprietaria di casa Yeon-kyo Park, ignora chi sia in realtà la nuova governante e continua a fidarsi del giovane e di sua madre. L’invasione dei poveri continua con il padre di Ki-woo, Kim Ki-taek che sostituisce l’autista del padrone di casa Park Dong-ik. L’ultima a entrare nelle grazie della padrona di casa Park Yeon-kyo, è la sorella di Kim Ki-woo, Kim Ki-jung, che viene assunta come psicologa per aiutare il piccolo bambino dei Park. Un piccolo con problemi caratteriali. Ora la famiglia di poveri al completo si è trasferita in casa Park. Il film a questo punto ha una svolta e da commedia si trasforma in un Crime Movie, con scene di sangue e morti ammazzati.

Concludendo ci sembrano veramente importanti le influenze della nostra cultura cinematografica che hanno influenzato il regista e sceneggiatore del film Bong Joon Ho, e il writer Jin Won Han, nella realizzazione di Parasite, e vanno ben oltre l’inserimento della canzone di Gianni Morandi. Un connubio vincente quindi quello fra tradizione cinematografica Italiana e nuovo Cinema sudcoreano.
Cinemaoggi ALL THE WORLD YOU EXPECT






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